È finita come si pensava finisse. Ovvero con la vittoria nel GP di Abu Dhabi di Max Verstappen e il titolo mondiale a Lando Norris col suo terzo posto finale. Il minimo garantito per un epilogo in cui il terzo incomodo, Oscar Piastri, è sembrato un po’ sacrificato dalla McLaren a favore dell’inglese che all’ultima gara è arrivato con 12 punti di vantaggio su Verstappen e 16 su Piastri.

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Di Paolo Ciccarone –  RMC Motori

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Alla fine, la cosa incredibile era che in tribuna facevano tutti il tifo per Verstappen e meno per Norris e questo spiega molto bene la trasformazione di Max, che da pericolo pubblico numero uno è diventato forse il pilota più apprezzato e applaudito dai tifosi nonostante il passato burrascoso, la fama di buttafuori, quello scorretto e imprevedibile. E alla fine, complice la nascita della figlia (ma soprattutto aver perso la prima) ha modificato la persona, il carattere, gli spigoli, facendolo crescere e presentare in un modo diverso. Fuori dagli schemi della F.1 attuale, ingessata e paludata nelle dichiarazioni.

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Eppure, ha vinto Norris, quello che ha condotto meno giri in testa, quello che sembrava il capro sacrificale di fronte ai due voraci rivali, perché l’inizio di stagione di Piastri è stato a quel livello. Eppure, Norris ce l’ha fatta. Non ha sbagliato niente nell’ultima gara, ha controllato tutto, le emozioni, la tensione di dover reggere un certo ritmo e vedere la Ferrari di Leclerc, autore del giro più veloce, alle spalle. Anche se la rossa non aveva il ritmo per superarlo, ma bastava poco. E poi l’unico momento di brivido, quando dopo il pit stop ha dovuto superare Tsunoda, compagno di squadra di Verstappen: “Sta arrivando, sai cosa devi fare” gli hanno detto via radio al giapponese, all’ultima gara da titolare: “Lasciatemi stare, so cosa devo fare” ha risposto in stile Kimi Raikkonen di qualche anno fa. Ma Tsunoda non è Raikkonen e Norris è passato tagliando a bordo pista e il nippo si è beccato anche 5 secondi di penalità per manovra scorretta.

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A quel punto fine dei giochi. Verstappen doveva vincere e ha ottenuto l’ottava vittoria della stagione, che Laurent Mekies riassume così: “Max si è fatto carico della squadra dopo i problemi che hanno portato all’uscita di Horner dal team. Ha indirizzato il lavoro di tutti e ha fatto una seconda parte di stagione incredibile. Dai 104 punti di distacco in Olanda, fine agosto, è arrivato a 2 punti da Norris. Più di così non si poteva chiedere”.

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Ad Abu Dhabi finisce anche la difficile stagione della Ferrari, con un Leclerc capace di ribaltare le scarse aspettative delle qualifiche e fare giri veloci a ripetizione.

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Hamilton finisce a punti ma la stagione dell’inglese è da dimenticare. Mai in vita sua è andato così male e questo, complice l’età rispetto a Leclerc e problemi vari in famiglia (e di problemi grossi ne hanno avuti alcuni altri nascosti alle luci della TV) ha portato a un circolo vizioso in cui le prime gare del 2026 dovranno dare una risposta precisa, altrimenti è finita davvero e non nel migliore dei modi. Quindi si chiude un anno e si lavora per il prossimo con attese, aspettative e speranze.

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E da quello che si sente in giro, potrebbe essere un altro anno Papaya, almeno sono queste le voci che circolano: “Posso solo dire grazie ai miei genitori, per i sacrifici, per tutti quelli che mi hanno supportato e aiutato in questi anni, alla McLaren per avermi dato il materiale giusto e il giusto appoggio. Di più non saprei dire, non riesco ancora a crederci. Domattina mi sveglio e mi dirò sono campione del mondo, lo avrò realizzato e allora potrò dire qualcosa di intelligente”.

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