Trasferta a stelle e strisce per la Formula 1, che questa settimana sarà di scena ad Austin, in Texas, per il Gran Premio degli Stati Uniti, 19^ tappa del Mondiale di Formula 1, Sul Circuit of the Americas, tracciato inaugurato nel 2012, le squadre correranno con una selezione che prevede un salto di mescola, aumentando la distanza tra la Hard e la coppia Medium-Soft. Sarà un interessante esperimento per capire se questa scelta potrà portare a strategie diversificate su una delle piste più versatili del calendario. Inoltre, quello texano sarà il quarto weekend Sprint dell’anno, che metterà quindi in palio 58 punti in totale.

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Il Circuit of the Americas, che si percorre in senso antiorario, è un tracciato lungo 5.513 metri e composto da 20 curve, che incorpora passaggi ispirati a celebri circuiti che hanno fatto la storia della Formula 1. Si trovano curve che richiamano la sequenza Maggots-Becketts di Silverstone, Suzuka, Hockenheim e persino l’Otopark di Istanbul. Una delle sue peculiarità è senz’altro il dislivello di 41 metri, ben rappresentato dalla ripida salita appena dopo la griglia di partenza. La varietà delle curve richiede assetti versatili capaci di approfittare delle velocità di punta, pur garantendo stabilità nelle sezioni più guidate.

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Le forze sugli pneumatici risultano bilanciate tra asse anteriore e posteriore, ma predominano le sollecitazioni laterali rispetto a quelle longitudinali, per via della presenza di molte curve ad alta velocità e di rapidi cambi di direzione. Il degrado è solitamente di natura termica, ed è influenzato anche dalle temperature ambientali che, nel mese di ottobre, possono essere ancora particolarmente elevate in Texas. Lo scorso anno, durante la gara, la colonnina di mercurio superò i 30 °C e pare che il prossimo fine settimana non sarà da meno. Il tracciato è stato parzialmente riasfaltato lo scorso anno, rendendo la superficie più liscia e meno sconnessa rispetto al passato.

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Nel corso del fine settimana di gara ad Austin, lo scorso anno, ha avuto un ruolo determinante la cosiddetta “evoluzione della pista”. Si tratta di un fenomeno che consiste nell’aumento progressivo dell’aderenza offerta dall’asfalto man mano che le monoposto girano, non solo nel corso di una singola sessione, ma anche lungo l’intero weekend. Questo processo è dovuto soprattutto al deposito di gomma lasciato dai pneumatici sulla superficie, che rende la pista più veloce e consente quindi un miglioramento dei tempi sul giro con il passare delle tornate. L’evoluzione della pista influisce direttamente anche sul comportamento degli pneumatici, che risultano meno soggetti a slittamento e degrado. È stato anche per questo motivo che, nel Gran Premio del 2024, i piloti hanno potuto percorrere stint più lunghi con la gomma Medium rispetto a quanto ci si sarebbe aspettato dopo la Sprint, riuscendo così a completare la gara domenicale con una sola sosta ai box.

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Il COTA sarà il secondo circuito in cui Pirelli porterà in pista un tris di mescole non consecutive. Dopo Spa-Francorchamps, verrà infatti nuovamente proposta la combinazione con la C1 come Hard, la C3 come Medium e la C4 come Soft. In Belgio il maltempo non ha permesso di valutare adeguatamente le conseguenze sulle strategie adottate dai team in gara e per questo il Gran Premio degli Stati Uniti potrebbe rappresentare il primo vero banco di prova per questa scelta che, rispetto all’anno scorso sulla stessa pista americana, prevede ora una Hard più dura mentre restano invariate Medium e Soft.

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La maggiore differenza in termini di prestazioni tra la mescola più dura e quella intermedia dovrebbe generare, almeno sulla carta, due scenari differenti. Nel caso in cui venga privilegiata la C1, la più lenta del gruppo ma anche la più consistente, potrebbe essere sufficiente un solo pit stop per completare la gara con la C3. Al contrario, l’utilizzo di quest’ultima in combinazione con la C4, pur migliorata nella resistenza al degrado, garantirebbe tempi sul giro più veloci, ma richiederebbe quasi sicuramente una doppia sosta. Proprio come accaduto in Belgio, anche in Texas il weekend sarà caratterizzato dal formato Sprint, che riduce le ore di prove libere a disposizione delle squadre per sperimentare le diverse opzioni sia sulle brevi che sulle lunghe distanze. Un’incertezza che potrebbe accrescere ulteriormente l’imprevedibilità del fine settimana.

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Il Gran Premio degli Stati Uniti è il secondo appuntamento del calendario che si disputa negli USA, dopo Miami e prima di Las Vegas. Nel corso della sua storia, la gara con questa denominazione ha cambiato sede ben sei volte: dalla prima edizione del 1959 a Sebring fino alla quarantacinquesima, disputata ad Austin. Il COTA, nonostante i suoi dodici Gran Premi, non è il circuito che ha ospitato più edizioni: il primato appartiene a Watkins Glen (New York), teatro di venti Gran Premi tra il 1961 e il 1980. La celebre Indianapolis Motor Speedway ne ha accolti otto, dal 2000 al 2007, mentre quattro edizioni si sono disputate sul circuito cittadino di Detroit (1985-1988) e tre a Phoenix (1989-1991). Sebring, nel 1959, Riverside, l’anno successivo, e Dallas nel 1984 hanno invece ospitato soltanto una gara ciascuno.

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Tra i piloti, Lewis Hamilton detiene il maggior numero di vittorie (cinque ad Austin e una a Indianapolis), appena una in meno di Michael Schumacher (cinque a Indianapolis). I due si equivalgono invece per pole position, con quattro a testa. Hamilton ha inoltre conquistato proprio in Texas due dei suoi titoli mondiali, il terzo nel 2015 e il sesto nel 2019. Quanto ai costruttori, il primato di successi appartiene alla Scuderia Ferrari, con un totale di undici affermazioni: due a Watkins Glen, cinque a Indianapolis e quattro ad Austin.

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L’attività in pista comincia venerdì con le prove libere alle 12.30 locali (19.30 CEST), seguite dalla Sprint Qualifying alle 16.30 (23.30 CEST). Sabato la gara Sprint prenderà il via alle 12.00 (19.00 CEST), seguita dalle qualifiche del Gran Premio alle 16.00 (23.00 CEST), che prenderà il via domenica alle 14.00 (21.00 CEST), con 56 giri da percorrere per un totale di 308,728 km.

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Foto by Pirelli